Il presidente del Cagliari da Miami: «Sono stato uno stupido, avrei dovuto esonerarlo prima». Si è chiusa martedì sera a sorpresa l’avventura sull’Isola del tecnico vincitore della Panchina d’Oro
ROMA, 15 aprile - «Sono stato uno stupido, avrei dovuto esonerarlo prima». Il telefono squilla ma a vuoto. Chi ha potuto parlargli, però, lo ha trovato a dir poco fuori dalla grazia divina, anche ventiquattro ore dopo la decisione di rompere un «matrimonio» calcistico che sembrava destinato a durare nel tempo. Tra Massimo Cellino e Massimiliano Allegri è finita come tra quelle coppie che si erano «tanto amate»: amarezze, delusioni, rancori. Non parla nessuno perché da Miami il presidente ha ordinato il silenzio. Arriverà domani e parlerà, illustrerà le motivazioni che lo hanno indotto a rinunciare al tecnico che aveva vinto la «Panchina d’Oro» grazie al primo campionato di serie A alla guida del Cagliari e ad affidare la squadra nelle mani di Giorgio Melis, tecnico della Primavera, e di Gianluca Festa, ex difensore rossoblù (ma anche dell’Inter e della Roma), uomo di fiducia tanto è vero che a lui Cellino aveva pensato anche nei giorni convulsi del negoziato per l’acquisto del West Ham (doveva essere il «vice» di Arrigoni). Ai due il compito di «traghettare» la squadra verso la fine di questo campionato.
LA RABBIA - Resteranno «uomini di fiducia » del presidente ma per la panchina del prossimo anno, Cellino pensa a professionisti un po’ più collaudati, Pierpaolo Bisoli che sta facendo benissimo a Cesena, e Franco Lerda, ultimo, improvviso «innamoramento». Parlerà anche Allegri, probabilmente dopo l’ormai ex datore di lavoro. Una cosa è certa: il tecnico è rimasto sorpreso, si sentiva saldo in sella anche perché gli era stato offerto un prolungamento contrattuale che aveva rifiutato. La storia è un grande «giallo» che solo i diretti interessati possono risolvere. Come in tutte le cose di calcio, si parla di accordi già conclusi da Allegri con altre squadre (la Juve, ad esempio). Ma chi conosce il tecnico sottolinea che se le cose fossero realmente andate così, Massimiliano non avrebbe atteso l’esonero ma avrebbe presentato le dimissioni. Qualcosa non torna. «Ha approfittato della mia buona fede» : l’eco della rabbia presidenziale travalica l’Oceano, forse rimbalza nelle acque dell’Isola dei Famosi dove, da ieri sera, è andato a immergersi il figlio Ercole. Non è stato un lungo addio. La situazione è precipitata tra sabato e lunedì, cioè a cavallo della partita con la Juventus: in quelle quarantotto ore va cercata la soluzione del «giallo».
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